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Cimarroni
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mwcqCimarroni (dallo mwcgspagnolo d'mwcwAmerica mwdacimarrones) era il termine con cui, nelle mwdqcolonie americane dell'mwdgimpero spagnolo, s'indicavano gli mwdwschiavi africani fuggiaschi datisi "alla macchia".
Contents
• Storia
• Cultura
• Note
• Fonti
• Studi
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Etimologia
Nella variante mwewamericana della mwfalingua spagnola il vocabolo mwfqcimarrón indica genericamente qualsiasi animale importato dai colonizzatori nelle Americhe/mwfgAntille si sia dato alla macchia (mwfwcimarra significa appunto "boscaglia"): mwgqcani (tale è il caso del mwggcimarrón uruguayo, cane rinselvatichitosi in mwgwUruguay), mwhabuoicite-ref-1[1], mwiqcavallicite-ref-2[2], ecc.
Il termine passò poi (mwjw1540) a indicare anche la "carne umana" di proprietà dei mwkaconquistadores fuggita nell'entroterra per riscattare la propria libertà. Il vocabolo mwkqcimarrones veniva spesso abbreviato in mwkgmarrones, da cui mwkwmaroon in mwlalingua inglese, espressione di cui è evidente l'analogia etimologica, seppur probabilmente mediata attraverso il francese mwlqmwlgmarron.
Il vocabolo "cimarroni", adattato direttamente dall'originale spagnolo, appare nella mwmalingua italiana sin dal mwmqXVII secolo per tramite delle relazioni dei missionari cattolici nelle Americhecite-ref-3[3]. D'uso ancora abbastanza comune nel XIX secolocite-ref-4[4], è oggi considerato vocabolo raro ma non anticocite-ref-5[5].
Storia
La mwrqcolonizzazione spagnola delle Americhe utilizzò fin dal principio manodopera servile. Non si trattava però delle masse di uomini e donne cui si ricorse nella seconda metà del XVII secolo nelle grandi piantagioni di mwrgcanna da zucchero. Per parte loro gli schiavi africani hanno subito cercato di sfuggire al loro destino, non tanto con la rivolta quanto con la fuga e la conseguente pratica del mwrwbanditismocite-ref-6[6], organizzandosi in comunità clandestine.
I mwtqcimarrones assursero a fenomeno sociale nelle colonie intorno al mwtg1540, quando il vocabolo assunse il suo significato. Un ventennio dopo, le comunità di schiavi fuggiaschi dovevano essere ormai divenute un problema, quanto meno a mwtwCuba, se gli spagnoli iniziarono a selezionarvi una mwuarazza canina mwuqmwugad hoc con il compito di stanare i cimarroni: il mwuwdogo cubano.
L'effettiva pericolosità dei mwvqmarrones nella gestione delle Antille divenne evidente nel mwvg1571 quando, durante la sua celebre spedizione contro mwvwNombre de Dios, il mwwacorsaro mwwqFrancis Drake venne appunto supportato dagli schiavi africani fuggiaschi, decisi a vendicarsi degli odiati padroni spagnoli, durante l'attraversamento delle foreste antillesicite-ref-7[7].
Il numero di cimarroni s'intensificò intorno alla metà del Seicento per due motivi:
1. il 22 aprile mwyq1639 una mwygbolla di mwywPapa Urbano VIII proibì formalmente la schiavitù in America latina. mwzaFilippo IV di Spagna accondiscese ai dettami di mwzqRoma proibendo lo schiavismo degli mwzgindios della mwzwNuova Spagna ma permise di continuare la tratta dei neri. Sempre più schiavi africani cominciarono perciò ad abbandonare i latifondi per rifugiarsi tra le montagne o nelle fitte foreste alla ricerca della libertà negata dalle autorità;
Nel rapido volgere di un decennio, il numero di schiavi africani nelle Antille crebbe vertiginosamente con conseguente aumento delle fughe.
In mwdwBrasile s'intensificò il fenomeno dei mweamweqquilombo, comunità di schiavi fuggiaschi rifugiatisi nella foresta pluviale, in particolare negli attuali stati dell'mwegAmazonas, mwewBahia, mwfaGoiás, mwfqMato Grosso, mwfgMinas Gerais, mwfwPará, mwgaRio de Janeiro e mwgqSan Paolo. Il più famoso, il mwggmwgwQuilombo di Palmares, divenne un vero e proprio stato, occupante una vasta area nella zona nordorientale del Brasile, tra gli odierni stati dell'mwhaAlagoas e mwhqPernambuco, arrivando a contare mwhg30 000 abitanti. Era un regno retto da un mwhwsovrano di nome mwiaZumbi che resistette per quasi un secolo come nazione indipendente, per essere poi cancellato da un esercito europeo alleato composto di mwiqportoghesi, mwigolandesi, mwiwinglesi e altri.
In mwjqGiamaica, i cimarroni si unirono agli mwjgindios mwjwarawak e mwkamiskito, combattendo poi contro la schiavitù e per l'indipendenza dell'isola dalla Gran Bretagna. L'unico eroe nazionale giamaicano donna, Granny Nanny, era il mwkgleader dei cimarroni giamaicani nel mwkwXVIII secolo, ed ebbe un ruolo fondamentale nella prima guerra dei cimarroni nel mwlq1731.
Anche nel sud della mwlwFlorida i cimarroni si unirono agli mwmaindios locali, i mwmqSeminole, dando origine ai mwmgSeminole Neri (ing. mwmwBlack Seminole) ma si trattò di un insediamento "programmato". Gli spagnoli incoraggiarono l'insediamento degli africani fuggiaschi nelle paludi affinché affiancassero/soppiantassero l'elemento mwnaindios, onde porre un freno all'espansione verso sud degli mwnqStati Uniti d'America. Sin dal mwng1689, gli schiavi africani erano fuggiti dalla mwnwCarolina del Sud in Florida in cerca di libertà. Gli spagnoli li rilocalizzarono nelle loro terre dando così origine all'etnia mwoaGullahcite-ref-9[9]. Nel mwpq1693, mwpgCarlo II di Spagna garantì ai cimarroni la libertà in cambio di un servizio di milizia in supporto ai coloni spagnoli di mwpwSt. Augustine (Florida)cite-ref-10[10]. Nel mwra1738, quei medesimi cimarroni ottennero la libertà di costituire una propria comunità a Gracia Real de Santa Teresa de Mosé, la prima libera comunità di mwrqafro-americani sul territorio degli attuali USA.
Nel mwrwSuriname nel 1762 il governo coloniale olandese dovette firmare il trattato di pace alla maniera africana bevendo il proprio sangue, riconoscendo l'autonomia di sei gruppi di cimarroni: Saramaccani e Ndyuka.
I cimarroni si organizzarono in comunità indipendenti che spesso rimasero in conflitto "aperto" con gli schiavisti, razziando le piantagioni ed eseguendo spedizioni allo scopo di liberare altri schiavi. Molte comunità di cimarroni furono spazzate via proprio per questo motivo, mentre altre lo furono nel mwswXIX-mwtaXX secolo in seguito al mwtqdisboscamento delle foreste. Alcune comunità sono tuttavia sopravvissute.
Cultura
Molti degli schiavi che fuggivano erano appena giunti dall'Africa; conseguentemente, le comunità che da essi discendono hanno conservato molti tratti culturali del paese d'origine dei loro fondatori: l'uso di mwuaerbe medicinali, pratiche mwuqmagiche e mwugreligiose, giochi (per esempio mwuwmancala, vedi l'mwvaAdji-boto) e la stessa mwvqlingua. Spesso, soprattutto nella zona dei mwvgCaraibi, gli schiavi si univano alle comunità tribali locali mwvwamerindiane, dando luogo a commistioni etniche e culturali uniche.
Comunità del genere si trovano in mwwqNord, mwwgCentro, e mwwwSudamerica, dal bacino del mwxaRio delle Amazzoni alla mwxqCarolina del Nord. In mwxgGuyana e mwxwSuriname (dove i mwyacimarroni sono anche noti come "Djukas" o "negri dei boschi"), grandi comunità di cimarroni vivono ancora nelle foreste o si sono spostate verso le città, mantenendo comunque in qualche misura la loro identità culturale. La più grande comunità cimarroni del Nordamerica è quella dei mwyqSeminole Neri in mwygFlorida, nata dall'alleanza dei cimarroni con la tribù dei mwywSeminole.
Le caratteristiche delle comunità cimarrone sono quindi estremamente variabili a seconda della loro storia, della geografia dei luoghi in cui si sono insediate, della nazionalità originaria degli schiavi che le fondarono, e della cultura degli indigeni locali.
La nascita di comunità cimarrone è spesso coincisa con la nascita di nuove lingue. In particolare, molti cimarroni parlano mwzglingue creole derivate da lingue europee e africane. Esempio importante in questo senso è il saramaccano, parlato dai mw0aSaramaccani del mw0qSuriname.
Note
cite-note-11. ↑ Butel, Paul (1983), mw2aI pirati dei Caraibimw2q : le favolose gesta della filibusta nei mari dell'America Centrale, Milano, Mondadori, pp. 89-99mw2g : Il fenomeno dei bovini rinselvatichitisi, a mw2wSanto Domingo come nel resto delle mw3aAntille, fu fondamentale per l'originarsi dei mw3qbucanieri. "Gli stranieri che visitarono le Antille all'inizio del secolo XVII, furono colpiti dal numero straordinario di mandrie erranti nelle savane dell'isola [Santo Domingo]" (mw3gCit., p. 90).
cite-note-22. ↑ La fuga di mw4gcavalli, nella mw4wNuova Spagna (mw5aMessico), fu alla base del successivo sviluppo della razza mw5qmustang.
cite-note-33. ↑ A titolo di esempio: Francesco Garzia, mw6qIstoria della conuersione alla nostra santa fede dell'Isole Mariane, dette de' Ladroni nella Vita, Predicatione, e morte gloriosa per Christo del venerabile Padre Diego Lvigi di Sanvitores..., 1686, Napoli, per Camillo Cavallo e Michele Luigi Mutij, pp. 123-133.
cite-note-44. ↑ AAVV (1853), mw7qStoria naturale illustrata del regno animale, tratta dalle opere dei più distinti e moderni naturalisti italiani e stranieri, v. I, Venezia, Antonelli, p. 129.
cite-note-55. ↑ Marri, Fabio (1997), mw8qLa lingua del «Cristianesimo felice», in Harro Stammerjohann, Hans-Ingo Radatz [a cura di] (1997), mw8gItaliano: lingua di cultura europeamw8w : atti del simposio internazionale in memoria di Gianfranco Folena, Tubinga, Naar, p. 177.
cite-note-66. ↑ Butel (1983), p. 276mw9w : "Nei caraibi, isole come la Giamaica e San Domingo hanno visto il banditismo assumere dimensioni enormi sin dalla fine del secolo XVII".
cite-note-77. ↑ Butel (1983), pp. .
cite-note-88. ↑ Butel (1983), pp. 252-259.
cite-note-99. ↑ mwaqe(mwaqimwaqmEN) J.A. Opala, mwaqqmwaquBlack Seminoles - Gullahs Who Escaped From Slavery. The Gullah: Rice, Slavery, and the Sierra Leone-American Connection, su mwaqyGilder Lehrman Center Website (Yale University) mwaqc(archiviato dall'mwaqgurl originale il 29 agosto 2009).
cite-note-1010. ↑ mwaqw(mwaq0mwaq4EN) Jane Landers, mwaq8Black Society in Spanish Florida, Urbana, University of Illinois Press, 1999, p.mwara 25.
Bibliografia
Fonti
• Garzia, Francesco (1686), mwaruIstoria della conuersione alla nostra santa fede dell'Isole Mariane, dette de' Ladroni nella Vita, Predicatione, e morte gloriosa per Christo del venerabile Padre Diego Lvigi di Sanvitores..., Napoli, per Camillo Cavallo e Michele Luigi Mutij mwary.
Studi
• Butel, Paul (1983), mwaroI pirati dei Caraibimwars : le favolose gesta della filibusta nei mari dell'America Centrale, Milano, Mondadori.
• Campbell, Mavis Christine (1988), mwar0The Maroons of Jamaica, 1655–1796mwar4 : a history of resistance, collaboration & betrayal, Granby, Bergin & Garvey, ISBN 0-89789-148-1.
• Dallas, R.C. (1803), mwaseThe History of the Maroons, from Their Origin to the Establishment of Their Chief Tribe at Sierra Leone, mwasiLondra, Longman.
• Honychurch, Lennox (1995), mwasqThe Dominica Story, Londra, Macmillan, ISBN 0-333-62776-8.
• Learning, Hugo Prosper (1995), mwascHidden Americansmwasg : Maroons of Virginia, New York, Carolinas Garland Publishing, ISBN 0-8153-1543-0.
• Price, Richard [a cura di] (1973), mwassMaroon Societiesmwasw : rebel slave communities in the Americas, Garden City (NY), Anchor Books, ISBN 0-385-06508-6.
• Thompson, Alvin O. (2006), mwas8Flight to Freedommwata : African runaways and maroons, Kingston, Americas University of West Indies Press, ISBN 976-640-180-2.
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Collegamenti esterni
• mwaty(EN) La cultura maroon nelle Americhe, su folklife.si.edu.
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